Una nuova rottamazione, la quinta in ordine cronologico, solleva polemiche e preoccupazioni tra gli esperti: un sistema fiscale inefficiente e inadeguato non fa che alimentare le aspettative di “furbetti” e ridurre gli incassi per lo Stato.
Il sistema fiscale italiano è da anni intrappolato in una spirale di debiti irrecuperabili e proposte di sanatoria che, invece di risolvere il problema, lo esacerbano ulteriormente. La situazione è ormai critica: oltre 1.300 miliardi di euro di crediti fiscali, non riscossi o difficilmente recuperabili, giacciono in un “magazzino fiscale” che cresce senza sosta. Un valore che ha superato la soglia di 1.870 miliardi di euro dal 2000, ma che ha visto un recupero effettivo di appena 180 miliardi. Il resto, circa 1.270 miliardi, è in gran parte composto da crediti ormai inaffidabili, legati a debitori deceduti, falliti o nullatenenti.
In questo scenario, la proposta di una quinta rottamazione, avanzata dalla Lega, ha riacceso il dibattito sulla gestione dei debiti fiscali. La nuova misura prevede una dilazione su dieci anni anche per i debiti già oggetto di altre sanatorie, ma ha incontrato l’opposizione delle principali istituzioni tecniche, tra cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) e la Corte dei Conti. Secondo questi enti, le continue sanatorie alimentano l’illusione che non pagare convenga, danneggiando la giustizia fiscale e riducendo la propensione dei cittadini a saldare spontaneamente i propri debiti.
Le critiche alla rottamazione quinquies si basano su considerazioni di equità e sostenibilità. Valeria De Bonis, responsabile dell’Upb, ha sottolineato come la nuova misura non faccia distinzione tra chi si trova davvero in difficoltà e chi, invece, approfitta delle agevolazioni senza giustificato motivo. Inoltre, la durata delle rate, fissata a 120 mensilità, rischia di trasformarsi in un meccanismo inefficace, dove i contribuenti pagano solo piccole somme per anni, senza mai saldare completamente i propri debiti.
A questo si aggiunge l’aspetto più critico: la gestione dei debiti di importo ridotto, spesso inferiori a 1.000 euro, che occupano la maggior parte del magazzino fiscale. Questi importi, seppur piccoli singolarmente, accumulano una massa enorme che diventa sempre più difficile da recuperare, soprattutto con un sistema di riscossione obsoleto e privo di strumenti efficaci.
L’ennesima rottamazione non sembra quindi essere la soluzione al problema strutturale della riscossione fiscale. Le istituzioni chiedono un cambiamento radicale: potenziamento degli strumenti legali, riorganizzazione del recupero crediti e, soprattutto, maggiore equità nelle misure fiscali. Come sottolineato da Enrico Flaccadoro della Corte dei Conti, il paese ha bisogno di soluzioni definitive, non di misure temporanee che alimentano un circolo vizioso di attese e illusioni.
Il futuro della riscossione fiscale italiana è incerto, e per ora il “pozzo senza fondo” dei debiti sembra destinato a continuare a crescere.